Deus ex machina: significato, esempi e come correggere le soluzioni piovute dal cielo
Deus ex machina significa in latino «il dio dalla macchina»: in narrativa indica una crisi che sembrava senza via d'uscita e che si risolve all'improvviso grazie a un potere o a una coincidenza mai preparati prima. Nelle storie a puntate si usa soprattutto per il cliffhanger di fine capitolo che, nella puntata dopo, si scioglie con un risveglio di poteri improvviso, una stirpe di cui nessuno aveva mai parlato o una ricompensa che arriva senza spiegazioni.
Qui trova prima il significato della formula, la macchina scenica del teatro greco, gli avvertimenti di Aristotele e Orazio e una tabella con le espressioni simili. Poi le cinque forme più comuni nelle storie a puntate, l'ordine in cui correggere una soluzione arrivata dal nulla, il prima e il dopo di una stessa storia e i casi in cui l'espediente funziona.
In breve
- Il deus ex machina è una forza mai comparsa prima che risolve la crisi al posto dei personaggi
- Già Aristotele, circa 2.300 anni fa, scriveva che lo scioglimento deve nascere dalla storia stessa
- Il rimedio di solito è uno solo: mostrare nei capitoli precedenti ciò che servirà alla soluzione
- Una ricompensa di sistema con regole già note, o un caso che crea la crisi invece di risolverla, il lettore lo accetta
Deus ex machina: significato letterale
In latino deus vuol dire «dio», ex «da» e machina «macchina, congegno»: da machina viene anche l'italiano «macchina». Messe insieme, le tre parole danno «il dio dalla macchina», spesso reso con «la divinità che scende dalla macchina». La formula latina traduce alla lettera il greco apò mechanês theós (ἀπὸ μηχανῆς θεός). In italiano si legge come si scrive, con l'accento sulla prima sillaba di màchina: «dèus ex màkina».
Un esempio breve. Il gruppo dei protagonisti è circondato dai nemici, senza scampo. Proprio in quell'istante, sulla collina compare un ordine di cavalieri di un regno vicino, mai nominato prima, e mette in fuga gli assalitori. Il protagonista non ha fatto nulla, eppure la crisi è finita. Chi legge, più che il salvataggio, sente la mano dell'autore che lo ha tirato fuori dai guai.
Oggi in narrativa la formula è quasi sempre una critica. Un «finale deus ex machina» è un finale chiuso a forza. Nei commenti sotto una storia pubblicata a puntate compaiono, accanto, frasi come «l'autore l'ha salvato», «plot armor» (l'armatura di trama che rende il protagonista intoccabile) o «poco credibile».
C'è poi un uso tutto italiano, frequente nei giornali: «il deus ex machina dell'operazione» per dire chi tira le fila dietro le quinte, il regista occulto. È un significato lontano da quello originale, e c'è chi lo considera improprio. Nel teatro e nella narrativa il dio arriva alla fine, sotto gli occhi di tutti, e chiude la storia dall'esterno.
La macchina del teatro greco: la mechané
L'espressione nasce da un congegno del teatro antico. Quando un attore doveva entrare in scena nei panni di un dio, lo si calava dall'alto con una specie di gru, la mechané, oppure lo si faceva salire da una botola nel pavimento. Il dio che scendeva dal cielo stupiva il pubblico e serviva spesso a chiudere la tragedia.
L'autore che usò di più questo espediente fu Euripide: circa la metà delle sue tragedie che ci sono arrivate si chiude con l'apparizione di un dio. Alla fine della Medea, dopo essersi vendicata del marito Giasone, Medea parte per Atene sul carro trainato da draghi mandato da suo nonno, il dio del Sole Elio. Il commediografo Aristofane prese in giro questa abitudine: in una sua commedia portò in scena Euripide come personaggio e lo fece sollevare proprio con la gru.
Un altro esempio citato spesso è il Filottete di Sofocle. Il protagonista si rifiuta fino all'ultimo di partire per la guerra di Troia e sta per tornare a casa, quando compare Eracle, ormai divinizzato, e gli annuncia il «piano di Zeus»: Filottete cambia idea all'istante. Nel mito Filottete è uno degli eroi di Troia, quindi il finale doveva rispettare la leggenda, anche a costo di contraddire il conflitto costruito dalla tragedia.
Gli avvertimenti di Aristotele e Orazio
L'espediente fu criticato fin da subito. Il commediografo greco Antifane ironizzava sui tragediografi che, quando non sanno più che cosa dire, sollevano la macchina come si alza un dito.
La critica più citata è quella di Aristotele nel capitolo 15 della Poetica. Le parole e le azioni dei personaggi devono essere sempre necessarie o verosimili, e anche ogni evento deve seguire dal precedente per necessità o verosimiglianza. Poi aggiunge: «lo scioglimento della trama deve derivare dalla trama stessa, e non dalla macchina, come nella Medea o nella scena della partenza nell'Iliade». La macchina, precisa, va usata solo per ciò che sta fuori dal dramma: il passato che un uomo non può conoscere o il futuro che va annunciato. Gli dèi vedono tutto, quindi far annunciare a un dio ciò che accade fuori scena era ancora accettabile.
Il poeta latino Orazio, nell'Ars poetica (versi 191-192), ripete il concetto con una condizione: «né intervenga un dio, se non nasce un nodo degno di un tale liberatore» (nec deus intersit, nisi dignus vindice nodus inciderit). Orazio non vieta il dio: lo riserva ai nodi abbastanza grandi da richiedere davvero il suo intervento. Questa riserva tornerà più avanti, nella parte sui casi in cui il deus ex machina funziona.
Ci sono anche studiosi che difendono Euripide. Nelle sue tragedie il conflitto nasce spesso proprio da un intervento divino, quindi per il pubblico dell'epoca era naturale che fosse un dio a chiuderlo. Se all'inizio c'era un dio, il dio della fine non arrivava dal nulla. È lo stesso criterio che vale ancora oggi per qualunque storia a puntate.
Deus ex machina, foreshadowing e diabolus ex machina: le differenze
In tutti e tre i casi, nel momento della crisi compare qualcosa che cambia le carte in tavola. La differenza sta in due punti: se quel qualcosa era già comparso prima, e in quale direzione cambia la situazione.
| Deus ex machina | Foreshadowing raccolto | Diabolus ex machina | |
|---|---|---|---|
| Che cosa succede | Una forza mai preparata risolve la crisi | Ciò che era stato seminato prima risolve la crisi | Un evento mai preparato fa precipitare la situazione |
| Era comparso prima? | No | Sì (di solito di passaggio) | No |
| Reazione del lettore | «L'autore l'ha salvato» | «Ecco che cosa voleva dire quella scena» | Sorpresa, ma se è l'inizio della storia di solito lo accetta |
| Esempio | Nel pieno della crisi si risveglia una stirpe mai nominata | La terra dell'aiuola che torna a marcire al capitolo 34 diventa l'indizio del capitolo 96 | Proprio il giorno dell'esame la pietra del giudizio si mangia le consonanti |
Il diabolus ex machina («il diavolo dalla macchina») è il rovescio: siccome con la sconfitta del cattivo la storia finirebbe, all'improvviso arriva una nuova crisi. La tecnica di chi semina in anticipo è spiegata nell'articolo sul foreshadowing. L'esca che i personaggi inseguono ma la cui natura conta poco è invece il MacGuffin.
Nelle storie a puntate: le cinque forme più comuni
Il dio del teatro greco scendeva dall'alto. Nelle storie a puntate di oggi esce quasi sempre dal corpo del protagonista o dalla sua «finestra di stato», la schermata con livelli e abilità tipica delle web novel coreane e dei LitRPG. Nel fantasy e nei generi vicini le forme più comuni sono queste.
- Il risveglio improvviso. In punto di morte, spinto dalla rabbia o dalla disperazione, il protagonista risveglia un potere sopito e spazza via i nemici. Se quel potere non era mai stato nemmeno accennato, è un deus ex machina.
- Il sangue o l'identità nascosti. Con le spalle al muro si scopre che «in realtà sei di sangue reale» o che «in realtà eri l'allievo del leggendario mago», e quella condizione sistema ogni problema.
- La ricompensa di sistema senza spiegazioni. Nella finestra di stato appare «missione nascosta completata», e una ricompensa di cui non erano mai state mostrate le condizioni arriva sotto forma dell'abilità che serve proprio adesso.
- Il potente di passaggio. Un maestro, un alleato o un ordine di cavalieri mai visto, o soltanto nominato, compare e combatte al posto del protagonista.
- L'autodistruzione del nemico o il caso. Il cattivo commette all'improvviso un errore, oppure una calamità o un incidente colpisce solo i nemici. Il finale della Guerra dei mondi di H. G. Wells, con i marziani uccisi dai batteri terrestri, viene citato spesso come esempio di questa forma.
Nelle storie a puntate questo espediente nasce con particolare facilità. Ogni capitolo deve chiudersi con un finale forte, quindi prima si lancia la crisi e il modo di risolverla lo si cerca scrivendo il capitolo successivo. Nelle web novel coreane si pubblica spesso un capitolo al giorno, e allora certi giorni per pensare alla soluzione c'è una notte sola. Come chiudere un capitolo è spiegato nell'articolo sul cliffhanger: più forte è la chiusura, più pesante diventa la soluzione nella puntata dopo.
Conta anche la lunghezza. In una serie di centinaia di capitoli è facile dimenticare al capitolo 200 il limite di un potere fissato al capitolo 30. Se a quel punto arriva una soluzione che lo supera, chi ricorda l'inizio la legge come un potere spuntato dal nulla. E i capitoli già pubblicati sono stati letti: non si può tornare indietro e infilare di nascosto un indizio, come si farebbe con un manoscritto prima della stampa.
Come correggere una soluzione che arriva dal nulla
Se sospetta un deus ex machina in una scena, la controlli in quest'ordine. Vale sia in fase di progettazione, prima di scrivere, sia per un manoscritto già scritto.
- Scriva in una riga che cosa ha risolto la crisi. Per esempio «Clay ha risanato la terra della capitale con un potere ottenuto all'improvviso». Metta come soggetto ciò che ha sciolto il problema.
- Cerchi se era comparso nei capitoli precedenti. Annoti il capitolo in cui quel potere, quella persona, quell'oggetto o quella regola compaiono per la prima volta. Se la prima apparizione coincide con il capitolo della soluzione, va corretto.
- Lo sposti più indietro. Mostri una volta ciò che servirà alla soluzione in un capitolo precedente, accanto a un altro evento. Se tra semina e soluzione c'è molta distanza, lo riprenda una seconda volta verso metà. Se il capitolo non è ancora pubblicato, lo inserisca nella scena precedente. Se è già pubblicato, rimandi la soluzione di qualche capitolo e semini nel frattempo.
- Faccia agire il protagonista. Anche se l'aiuto arriva da fuori, faccia in modo che raggiunga il protagonista solo dopo una sua scelta o un suo sacrificio. Ancora meglio se l'alleato arriva per qualcosa che il protagonista ha fatto in precedenza.
- Rispetti regole e prezzo. Risolva la crisi entro i limiti del potere già stabiliti e faccia pagare un prezzo per quello che si usa. Se dentro quei limiti non c'è modo di risolverla, ridimensioni la crisi o divida la soluzione in due tempi.
- Si chieda se si poteva intuire tre capitoli prima. Rilegga la scena della soluzione e si domandi: il lettore di tre capitoli fa poteva immaginare questa via d'uscita? Se poteva immaginarla ma di fatto non l'ha immaginata, la correzione è riuscita.
Il terzo passaggio è il rimedio più usato. Visto al contrario, un deus ex machina è un indizio mai seminato, quindi correggerlo di solito significa seminare un indizio.
Esempio: la crisi della parte 3 di Clay, prima e dopo
Prendiamo Dicono che sono un mago nero, ma so solo scavare la terra, la web novel coreana del corso di TypeTak Una web novel a puntate, passo dopo passo. Nella parte 3, «Le tracce della vera magia nera», il vero mago nero Barkan cerca di far marcire la terra della capitale e Clay riesce a salvarla: è il finale d'esempio fissato nell'articolo su come scrivere una sinossi. I numeri dei capitoli, le frasi delle scene qui sotto e la soluzione con gli studenti che trasportano la terra sono stati decisi per questo articolo (su una lunghezza di circa 150 capitoli, una misura tipica delle serie coreane).
Prima (intorno al capitolo 140)
La marcescenza si allargava senza fine lungo i campi fuori dalle mura della capitale. Nell'istante in cui caddi in ginocchio, qualcosa si risvegliò nel profondo del mio corpo. Era il sangue degli antichi maghi della terra, dimenticato da tutti. Allargai le braccia, e la terra annerita fino all'orizzonte tornò viva tutta in una volta.
In un solo paragrafo ci sono insieme il risveglio improvviso e il sangue nascosto. In 140 capitoli il «sangue degli antichi maghi della terra» non era mai comparso. Più grave ancora, la scena viola in un colpo due regole della magia della terra fissate dalla storia, che si muove «solo la terra che si tocca» e che «usarla stanca». Dal capitolo 1 Clay è il ragazzo con 1 di mana, e le fasi di crescita scritte sulla bacheca del corso andavano in quest'ordine: problemi quotidiani → riparazione di strutture → modifica del terreno → ripristino dopo le calamità → risanamento della terra marcita. Se l'ultimo gradino si salta e la terra rinasce fino all'orizzonte in un colpo solo, la crescita costruita per tutta la parte 2 perde senso.
Dopo
Solo la terra che tocco. La mia magia era tutta lì. Quindi era la terra che doveva venire da me. Sotto le mura gli studenti si misero in fila. Il primo a prendere in mano una cesta fu Lucian. Mentre rovesciava davanti a me la terra marcia, non riusciva a staccare gli occhi dalle mie mani. Affondai le dita nella terra. Scura e appiccicosa. La stessa sensazione dell'aiuola dell'accademia, tornata marcia dopo tre giorni. A ogni cesta risanata le braccia mi pesavano un po' di più. All'alba non riuscivo più ad alzare le mani. Alle mie spalle qualcuno sussurrò: «Assorbire da solo tutta quella terra in una notte. Un mago nero è proprio un'altra cosa.»
La stessa crisi si risolve solo con ciò che era già stato stabilito.
- La regola resta, e anzi suggerisce la soluzione. Clay può muovere solo la terra che tocca, quindi invece di andare lui dalla terra è la terra che viene portata a lui. Il limite decide il modo di risolvere, e il lettore pensa «ecco a che cosa serviva quella regola».
- Il prezzo si vede. A ogni cesta le braccia pesano di più, e all'alba Clay non alza più le mani. Lo «usarla stanca» è dentro la scena.
- L'indizio viene raccolto. Torna intatta la sensazione della «terra dell'aiuola tornata marcia dopo tre giorni», seminata al capitolo 34. Il lettore ripensa all'aiuola e collega da solo questa marcescenza a quella di allora.
- L'aiuto arriva da fuori, ma ha una ragione precedente. Nei capitoli 41-45, durante la prima esercitazione pubblica, Lucian era il più vicino a Clay quando lui ha riempito le crepe del muro del campo di esercitazione. Tra il rivale spaventato che compete con Clay e il ragazzo che prende la cesta c'è di mezzo tutta la parte 2.
- Resta la risata della commedia degli equivoci. Lo spettatore dell'ultima riga scambia la terra risanata per terra «assorbita» con la magia nera. Anche nella scena che chiude la crisi l'equivoco fa ridere ancora una volta.
Per scrivere questa soluzione bisogna aver fissato prima tre cose: il limite della magia della terra, l'indizio dell'aiuola e la scena in cui Lucian osserva Clay. Sono tutte nella parte 2, quindi la soluzione del capitolo 140 si legge come qualcosa di già preparato.
Quando il deus ex machina funziona
Non tutto ciò che è improvviso è un errore. Come nella riserva di Orazio, se ci sono le condizioni giuste il lettore accetta.
La ricompensa di sistema con regole già mostrate. In una storia con il sistema di gioco, una finestra di stato che concede una ricompensa nel momento della crisi non è per forza un deus ex machina. Se nel capitolo 1 è comparsa la regola «completare una missione dà una ricompensa» e le condizioni della missione erano visibili al lettore prima della soluzione, la ricompensa mantiene una promessa. Il problema nasce quando le condizioni vengono rivelate per la prima volta nello stesso capitolo della ricompensa, o quando la ricompensa coincide ogni volta, esattamente, con l'abilità che serve in quel momento. Se l'elenco delle ricompense o le condizioni si mostrano una volta in anticipo, la stessa scena si legge come «finalmente ce l'ha fatta».
Il caso che crea la crisi (diabolus ex machina). Il lettore è indulgente con le coincidenze che mettono nei guai il protagonista e diffida di quelle che lo tirano fuori. Anche l'errore della pietra del giudizio, da cui parte questa storia, è un caso. Proprio il giorno dell'esame la vecchia pietra si mangia le consonanti e «magia della terra» arriva alle orecchie di tutti come «magia nera». In coreano le due parole si pronunciano allo stesso modo, ed è tutta lì la battuta. Questa coincidenza mette Clay nei guai, quindi viene accettata come l'evento del capitolo 1. Se invece, nella crisi della parte 3, la stessa pietra venisse riparata giusto in tempo per rivelare la verità, diventerebbe una coincidenza usata per risolvere. Attenzione però: anche le coincidenze che creano crisi, se si accumulano una dopo l'altra, fanno dire al lettore che l'autore si accanisce sul protagonista.
Un mondo in cui gli dèi fanno parte della storia. Se nel mondo della storia gli dèi intervengono davvero, e quel dio agisce fin dall'inizio, un dio che chiude la vicenda non arriva dal nulla. È la stessa logica di chi difende Euripide.
Quando si cerca la risata. In Brian di Nazareth dei Monty Python il protagonista precipita da un'altura e viene raccolto al volo da un'astronave aliena di passaggio. È un esempio di espediente reso apposta assurdo per far ridere. Nella parodia e nella commedia, che il colpo arrivi dal nulla è proprio la battuta.
Gli errori più comuni
Spiegare tutto subito prima della soluzione. Se il potere che sta per risvegliarsi viene spiegato in fretta poche scene prima, nello stesso capitolo, sembra una scusa e non un indizio seminato. Lo metta in un capitolo abbastanza lontano da farlo dimenticare, di passaggio, accanto a un altro evento.
- Prima: davanti alla terra marcita Seraphine disse: «I maghi della terra hanno da sempre il potere di risanare il suolo marcio. Non te l'avevo detto?»
- Dopo: al capitolo 34 Clay prende una manciata della terra dell'aiuola, tornata scura dopo tre giorni, la attribuisce al suo mana scarso e la lascia ricadere. Al capitolo 96 la stessa marcescenza compare fuori dall'accademia.
L'alleato che fa tutto. Se un personaggio potente arriva e risolve la crisi al posto suo, il protagonista sparisce dalla scena. Anche se l'alleato arriva, l'ultima mossa resta al protagonista.
- Prima: nell'istante in cui Barkan atterra Clay, compare Seraphine e lo sconfigge con un solo incantesimo di magia nera.
- Dopo: Seraphine usa le sue forze solo per trattenere Barkan, e risanare la terra marcia resta un compito che può svolgere soltanto Clay con la magia della terra.
Qui entra in gioco l'ambientazione del finale della sinossi: «la terra fatta marcire dalla magia nera si può risanare solo con la magia della terra». Se si stabilisce che la soluzione è qualcosa che solo il protagonista può fare, anche quando arriva un alleato al protagonista resta la sua parte.
Ripetere risvegli senza prezzo. Se a ogni crisi si risveglia un potere nuovo, alla crisi successiva il lettore non è più in tensione. Un protagonista così si sente dare anche della Mary Sue.
- Prima: a ogni crisi Clay tira fuori un potere oltre i suoi limiti, e nel capitolo dopo sta benissimo.
- Dopo: nel capitolo dopo aver spostato troppa terra Clay non riesce ad alzarsi dal letto, e nel frattempo Mia deve sistemare da sola un equivoco.
Dopo la correzione è il prezzo a creare l'evento successivo. Il giorno che Clay passa a letto diventa una scena di Mia.
Controllare le soluzioni improvvise in TypeTak
TypeTak è un editor di scrittura con IA in cui si scrive insieme a un agente. Se annota nel Mondo le regole dei poteri, come il limite e il prezzo della magia della terra, e dopo aver scritto il capitolo della soluzione chiede un feedback, le vengono segnalati i punti in cui il testo contraddice i nodi del Mondo collegati e quelli in cui l'ordine dei fatti o la logica interna non tornano. L'indizio che servirà alla soluzione lo può lasciare nella progressione della sezione del nodo del personaggio, insieme al numero del capitolo, con una riga come «34 La terra risanata dell'aiuola torna a marcire»: premendo il numero torna subito a quel manoscritto. Se chiede all'agente «il potere usato in questa soluzione era già comparso in un capitolo precedente?», l'agente cerca e legge da sé il manoscritto e il Mondo, poi risponde. Chi scrive decide poi se lasciare la soluzione segnalata così com'è o seminarla prima.
FAQ
Che cosa significa deus ex machina?
In latino significa «il dio dalla macchina». Viene dal teatro greco antico, dove una gru calava in scena un dio che scioglieva la vicenda. Oggi indica una trama in cui la crisi si risolve all'improvviso grazie a un potere o a una coincidenza mai preparati prima.
Che cosa vuol dire «machina» e come si pronuncia?
Machina in latino vuol dire «macchina, congegno», ed è la parola da cui viene l'italiano «macchina». Deus è «dio», ex «da». In italiano si legge «dèus ex màkina», con l'accento sulla prima sillaba di màchina.
Quali sono degli esempi di deus ex machina?
Tra i classici si cita il carro del dio del Sole che compare alla fine della Medea di Euripide. Nel romanzo, il finale della Guerra dei mondi di H. G. Wells, con i marziani uccisi dai batteri. Nelle storie a puntate gli esempi tipici sono il risveglio improvviso nel momento della crisi, una stirpe rivelata per la prima volta e una ricompensa di sistema di cui non si erano mai viste le condizioni.
Che cos'è il diabolus ex machina?
È il rovescio del deus ex machina: un evento mai preparato che fa precipitare la situazione all'improvviso. Il nome vuol dire «il diavolo dalla macchina». La sfortuna da cui parte una storia il lettore la accetta volentieri, ma se le disgrazie si susseguono una dopo l'altra sembrano forzate.
Si può dire «il deus ex machina dell'operazione»?
Nei giornali italiani si trova spesso, nel senso di chi tira le fila dietro le quinte. È però un significato lontano da quello originale, e c'è chi lo considera improprio. In narrativa indica invece una soluzione che arriva dall'esterno, alla fine e senza preparazione.
Che cosa c'entrano il marchio Deus Ex Machina e il film Ex Machina?
Hanno preso il nome dalla stessa formula latina, ma non hanno un legame diretto con il termine narrativo. Esiste un marchio di abbigliamento australiano con questo nome, per cui cercando «deus ex machina» a volte compaiono prima i negozi. Il film Ex Machina usa come titolo solo la seconda parte della formula, «dalla macchina».
Che cosa faccio se mi commentano «è un deus ex machina»?
Per prima cosa controlli se ciò che ha risolto la crisi era già comparso in un capitolo precedente. Se non era mai comparso, invece di riscrivere a fondo capitoli già pubblicati, conviene mostrare nei capitoli successivi da dove veniva quel potere e quale prezzo ha avuto: confonde meno i lettori. Dalla crisi successiva, semini in anticipo ciò che servirà alla soluzione.
Fonti
- Deus ex machina, significato e storia
- Dizionario Corriere — Deus ex machinaStudenti.it — Deus ex machina: cosa significa e quando si usaWikipedia — Deus ex machina
- Uso narrativo e uso giornalistico
- Villa Nora in Space — Il deus ex machina come strumento narrativoLinkiesta — Deus ex machina e altre espressioni improprie
- Aristotele, Poetica
- Aristotle, Poetics (trad. inglese di S. H. Butcher, Project Gutenberg)
- Diabolus ex machina
- TV Tropes — Diabolus ex Machina
Condividi questo articolo
Trasformi subito la sua prima frase con TypeTak
Inizia con TypeTak
Una web novel a puntate, passo dopo passo
→Seguiamo dall'idea fino alla vigilia della pubblicazione una web novel scritta con TypeTak: «Dicono che sono un mago nero, ma so solo scavare la terra».